Abbonamento Rai

Il cosiddetto canone televisivo, o abbonamento RAI TV, è un tributo sul possesso di apparecchi riceventi trasmissioni radio-televisive.

Il regio decreto n. 246 del 21 febbraio 1938, articolo 1, sancisce l'obbligo del versamento di una imposta relativa alla «detenzione di apparati atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo».

Per la legge 103/75, per trasmissioni televisive si intende la "diffusione circolare di programmi radiofonici via etere o, su scala nazionale, via filo e di programmi televisivi via etere, o, su scala nazionale, via cavo e con qualsiasi altro mezzo".

Il tributo è stato ed è oggetto di contestazioni, polemiche ed azioni giudiziarie di varia estensione, portata e natura, in particolare dopo l'entrata in esercizio, come fornitori di servizi radiotelevisivi, di soggetti privati diversi dalla già operante radiotelevisione di stato.

Le entrate dello Stato imputabili a questa imposta sono direttamente devolute alla RAI - Radiotelevisione Italiana S.p.A., una società (in precedenza un ente) di proprietà pubblica .

La RAI è una concessionaria per il servizio radiotelevisivo con la quale l'Agenzia delle Entrate ha in essere una convenzione che la autorizza all'esazione presso i contribuenti a mezzo del SAT - "Sportello Abbonamenti TV", il quale è rappresentato dalla società RAI in nome della stessa Agenzia delle Entrate.

La RAI è inoltre gestore, per delega dell'Agenzia, del trattamento dei dati sensibili ai sensi della normativa sulla privacy. Sul punto infatti dell'accesso praticamente diretto della RAI agli elenchi dei contribuenti ed ai registri anagrafici comunali, l'Agenzia sostiene di essere legittimata "ad operare [...] scambi di informazioni con le altre amministrazioni dello Stato [...] ai fini della correttezza dei comportamenti dei soggetti tenuti all'adempimento degli obblighi contributivi e fiscali", ma vi è polemica sul periodico invio di missive di sollecito da parte della RAI a potenziali contribuenti la cui individuazione parrebbe essere determinata dalla mera presenza in albi anagrafici senza ulteriori maggiori motivi di poterne supporre il possesso di apparecchiature soggette alla norma in questione, fondandosi in pratica il titolo all'intimazione su mera presunzione teorica della detenzione di apparecchi.

Il SAT sostituisce il precedente URAR ("Ufficio del registro abbonamenti radio e televisione di Torino") e ne eredita le funzioni.

La RAI si premura d'altronde di produrre e mandare in onda un'apposita campagna pubblicitaria per il "rinnovo dell'abbonamento", caso invero poco frequente di promozione per il pagamento di un'imposta, così come ha pochi paragoni l'istituzione di un annoso concorso a premi ("Telefortuna") per la remunerazione causale di contribuenti. Ma l'azienda, che ha chiuso il bilancio 2008 con una perdita per la Capogruppo di circa 37,0 milioni di euro e per il Gruppo di circa 7,1 milioni, lamenta pubblicamente un'evasione d'imposta che stima intorno al 26% e richiede "l'introduzione di nuovi strumenti normativi e [...] la contestuale revisione dei meccanismi di riscossione". L'orientamento dei sindaci che hanno letto il suo bilancio, con il suoi 420 e passa milioni di euro di disavanzo, è infatti il seguente: "Risulta, pertanto, fondamentale, come sostenuto nella Relazione, che per affrontare tale impegnativo programma siano garantite alla Rai – in presenza di un mercato pubblicitario in flessione – risorse da canone che scontino l’abbattimento della consistente evasione. "

Per questo, poiché si tratta di orientamento costante negli ultimi anni, nel 2006 era stata avanzata l'ipotesi di includere automaticamente il canone nelle bollette ENEL.

Il dato del 26% di supposta evasione, semplicemente sommato alla stima 2006 per la quale già il 71,30% dei nuclei familiari italiani corrispondeva un canone, evidenzia che per i vertici RAI il supposto bacino di utenza dovrebbe corrispondere a circa il 97% delle famiglie italiane (che nel 2008 erano in tutto 24.641.200). Nel frattempo diversi studi stimano in netto calo l'interesse in Europa per il "vecchio" medium; fra questi c'è una ricerca condotta per conto di Microsoft sul previsto "sorpasso" di Internet sulla televisione, che lo prevede al giugno 2010.
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